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Brevi commenti alla presentazione del libro:

«Perché la scienza non nega Dio»[[1]]


Nota: Ho voluto includere questo articoletto – inizialmente pubblicato online nel mio sito personale – perché alcuni commenti in esso contenuti hanno attinenza con le tematiche sui linguaggi presenti in queste pagine. Queste annotazioni sono riferite a un articolo apparso nel mensile Le Scienze di maggio 2015, a pagina 102.


Già in partenza la presentazione dell’ultimo libro di Aczel pubblicata nella rivista Le Scienze di maggio 2015, mi obbliga a fare al volo qualche commento. Mi pare che sarebbe stata una frase più giusta averla intitolata: Su scienza e fede religiosa … perche ci sono diversi tipi di fede (la fede nell’umanità, Erich Fromm, ecc.), però, andiamo avanti. A quanto mi risulta, dal punto di vista storico la scienza (quella con le maiuscole) non ha mai cercato d’investigare in cerca di una dimostrazione sull’esistenza o la non esistenza del concetto religioso di Dio. Questo tipo d’interesse ha riguardato, largamente, altre discipline umanistiche, tra le quali (oltre la religione) c’è in primo piano la filosofia. Le opinioni personali manifestate su quest’argomento, facendo ricorso alle teorie scientifiche, subentrano nelle categorie teoretiche, con maggiore o minore possibilità di successo – nell’utilizzo degli elementi scientifici finora disponibili –, presentati in modo personale ai processi razionali di un più ampio pubblico.


Inoltre i processi dinamici, come quelli dei fenomeni cosmologici, non sono giovevoli con conclusioni assolutistiche che, in più, stanno fuori delle pretese scientifiche. Questo però, può avallare un giudizio corretto sulla necessaria separazione tra ambito scientifico e religioso, tanto per finalità oggettive come di metodo.


La «nascita della vita sulla Terra, [a] partire dal big bang[, ] e la nascita dell’universo» sono ineluttabilmente materia delle scienze e dei metodi probatori di esse. È vero che la storia della filosofia e delle religioni ci mostra le pretese di queste discipline di dare una risposta assolutista a questi e ad altri fenomeni della natura. Lo sviluppo della filosofia, cioè la filosofia moderna, ci mostra una rinuncia a queste presunzioni re-indirizzando le sue ricerche da una filosofia naturale a una filosofia riassuntiva e (tralasciando per brevità la storia di questo percorso storico) sulla logica. La religione dovrebbe fare altrettanto o rinchiudersi in ambito fideista, dove la fede resta solo il suo metodo probatorio. D'altronde, l’idea di perfezione, che è il grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto, è una categoria di pensiero che non concorda con i fenomeni come la Terra, la vita e l’universo in generale, i quali sono sottoposti – dentro i parametri temporali adeguati[[2]] – a cambiamenti catastrofici che mal si abbinano a criteri creazionistici di una volontà sublimare; il che è anche uno squisito concetto antropico. L’idea di perfezione si trova di norma – oltre che nell’ambito religioso – nell’immaginazione poetica.


La morale (così come l’etica) è un concetto che è stato legato alla filosofia e alla religione. Questa locuzione, in una sua prima accezione, è definita come Concernente il presupposto spirituale del comportamento dell’uomo, specialmente in rapporto con la scelta e il criterio di giudizio nei confronti dei due concetti antitetici di bene e di male, o come: il complesso dei principi dal punto di vista religioso o filosofico che definiscano tale presupposto (morale cristiana, morale stoica)[[3]], ecc. In filosofia il significato è molto più articolato nelle diverse discipline filosofiche, e perciò tropo lungo da trattare in un breve commento; en passant si può ricordare Kant per il quale la morale, in virtù della sua semplice forma e perciò privo di moventi esterni, idea cui egli contrappone il momento dell’eticità, come ciò che è concreto e sostanziale rispetto a ciò che è astratto e formale (I. Kant, Critica della ragion pratica, I, 1, 3). E su questa stessa idea kantiana si pronuncia Hegel, per il quale la morale non è ciò che è buono, ma in generale ciò che è spirituale (G.W.F. Hegel. Enciclopedie delle scienze filosofiche, § 503.) In un ambito diverso, Freud concepiva la morale come interiorizzazione delle norme esteriori: la coscienza morale non è che il Super-Io, che conserva i caratteri del padre in quanto istanza portatrice delle norme comportamentali: «L’imperativo categorico di Kant si rivela così diretto erede del complesso edipico» (S. Freud, ‘Il problema economico del masochismo’)[[4]]. Tutto questo mostra che differenti discipline umanistiche e diverse religioni hanno le mani in pasta in quest’argomento; in tal senso la morale non è settore o appannaggio di una particolare religione o filosofia. D'altronde, se la morale fosse legata solo alla religione, gli atei che in più possono non aderire a una determinata concezione filosofica risulterebbero amorali di principio.


Sull'accordo tra racconto biblico (e qui ci troviamo già almeno con un riferimento a due religioni, ebraismo e cristianesimo) e le scoperte archeologiche[[5]], succedutesi dal xix e xx secolo in avanti, bisogna tuttavia tener presente che l’archeologia non può arrivare a conclusioni definitive e assolute perché fortemente indiziata da interpretazioni soggettive. Bisogna ricordare che la Bibbia, oltre ad essere un libro religioso è in buona parte un libro storicistico sulle vicende del popolo ebreo, e quindi di una sua faccenda storieggiata che non può darci una cronaca fedele; può avere conferme sull'individuazione di fatti o località bibliche dai ritrovamenti archeologici, pertanto tale accordo è comprensibile, anche se non bisogna dimenticare che ci sono molti i racconti che non trovano assolutamente riscontro con l’archeologia, e, anzitutto, che non esiste alcun accordo tra i racconti straordinari della Bibbia con qualsiasi scienza sulle parti dottrinali e i racconti apologetici della Genesi, come la formazione del mondo, l’origine della vita e dell’uomo, specialmente con la teoria dell’evoluzione, teoria aspramente negata nella storia delle tre religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo e Islam, che si riportano alla Bibbia, così come non c’è una storicità nel racconto del Diluvio Universale, ecc. Mi pare invece corretta l’affermazione che fu la Chiesa a creare la frattura e a subirla, corroborata da tutta la storia della contrapposizione tra Chiesa e Scienza.


Nel riferimento fatto al racconto di Aczel su Galileo (1564 – 1642) e Nicolaus Copernicus (1473 – 1543), il quale oltre ad essere un astronomo polacco famoso fu anche un canonico, un giurista, un governatore, un astrologo e un medico, si deve tenere in conto il momento storico nel quale loro vissero. Si deve ricordare che essi hanno vissuto sotto il periodo dell’Inquisizione[[6]]; e questo lo sapeva bene Galileo, astrologo (anche lui), scrittore e cortigiano che ha inventato la scienza moderna, accusato di eresia per la sua visione dell’Universo, che ha dovuto abiurare le sue investigazioni scientifiche.


Per quanto riguarda Einstein bisogna dire che oltre al suo lavoro scientifico, nella sua ampia prosa generica e aforistica, si possono trovare innumerevoli frasi per legarlo a questa o quella posizione ideologica o religiosa. Ad ogni modo si può dire che non era ateo né panteista, ma che la sua religiosità, la sua credenza in una religione che qualcuno ha chiamato cosmica, non ha niente a che vedere con un’istituzione religiosa determinata e che la sua idea di Dio non è altro che quello che c’è d’ignoto nella conoscenza umana. Su quello che sono le sue idee personali, non si deve tirarlo in ballo per rinforzare posizioni altrui; al massimo, se necessario, citare il suo pensiero specificando che si tratta solo delle sue idee personali o soltanto per qualificare il suo pensiero. In questo senso si deve vedere la lettera di Einstein a Eric B. Gutkind: Einstein's "God letter"[[7]].


Per finire, con riferimento all’affermazione di Aczel (non già sui neoatei, ma sulla scienza): la scienza dovrebbe rassegnarsi ad accettare la propria incompletezza. Non ho mai visto affermazioni di completezza (in senso assoluto o definitivo) in alcuna disciplina scientifica, ansi, sono piene di teorie aperte in cerca di una conferma che dia un seguito (ma non una chiusura) a teorie già formulate, e che normalmente aprono nuove incognite. L’esempio più eclatante sono le Teorie della Relatività (generale e ristretta), che ancora oggi chiamiamo teorie, a dispetto delle numerose conferme sperimentali. L’idea di completezza può presentarsi come una corretta concordanza in un particolare processo razionale, dopo controlli esperimentali, ma penso che quello che contraddistinse alle scienze, in senso generale, sia proprio la consapevolezza d’incompletezza[[8]], a differenza di quello che succede nelle dottrine religiose. Le moderne conquiste della scienza, in senso di libertà, mi sembrano confermarlo.


Bedano TI, Svizzera, 2015


[[1]] Perché la scienza non nega Dio, Amir D. Aczel, Cortina Editori, di Silvia Bencivelli, nella rivista Le Scienze, maggio 2015.

[[2]] Nel sottotitolo dell’articolo di Dennett e Roy (Le Scienze, ibidem, p. 92) c’è una frase indicativa: In un «istante geologico» di vari milioni di anni, …, specificazione da tenere conto quando si parla di fenomeni trascorsi fuori dai tempi antropici.

[[3]] Vocabolario della lingua italiana, Devoto-Oli, Milano 1985

[[4]] Filosofia, Garzanti, Milano 2004.

[[5]] In questo senso l’sforzo con maggiore esito editoriale stato il libro – un po’ datato – dello scrittore e saggista tedesco Werner Keller: Und die Bibel hat doch recht, del 1955, tradotto in italiano, La Bibbia aveva regione, Garzanti, 1980-1983.

[[6]] «Nascita dell'Inquisizione – Le prime misure inquisitoriali erano state approvate nel 1179 dal Concilio Lateranense iii … Mentre nel xix secolo gli Stati europei soppressero i tribunali dell'Inquisizione, questa fu mantenuta dallo Stato pontificio e assunse nel 1908, regnante Pio x, il nome di “Sacra Congregazione del santo Offizio”, finché con il Concilio Vaticano ii, durante il pontificato di Paolo vi, in un clima profondamente mutato dopo il papato di Giovanni xxiii, assunse nel 1965 l'attuale nome di “Congregazione per la dottrina della fede”.», Da Wikipedia, sotto la voce: Inquisizione.

[[7]] Einstein's "God letter" to Eric B. Gutkind, «... I read a great deal in the last days of your book, and thank you very much for sending it to me. What especially struck me about it was this. With regard to the factual attitude to life and to the human community we have a great deal in common. The word God is for me nothing more than the expression and product of human weaknesses, the Bible a collection of honorable, but still primitive legends which are nevertheless pretty childish. No interpretation no matter how subtle can (for me) change this. These subtilised interpretations are highly manifold according to their nature and have almost nothing to do with the original text. For me the Jewish religion like all other religions is an incarnation of the most childish superstitions. And the Jewish people to whom I gladly belong and with whose mentality I have a deep affinity have no different quality for me than all other people. As far as my experience goes, they are also no better than other human groups, although they are protected from the worst cancers by a lack of power. Otherwise I cannot see anything 'chosen' about them. In general I find it painful that you claim a privileged position and try to defend it by two walls of pride, an external one as a man and an internal one as a Jew. As a man you claim, so to speak, a dispensation from causality otherwise accepted, as a Jew the privilege of monotheism. But a limited causality is no longer a causality at all, as our wonderful Spinoza recognized with all incision, probably as the first one. And the animistic interpretations of the religions of nature are in principle not annulled by monopolization. With such walls we can only attain a certain self-deception, but our moral efforts are not furthered by them. On the contrary.

Now that I have quite openly stated our differences in intellectual convictions it is still clear to me that we are quite close to each other in essential things, i.e; in our evaluations of human behavior. What separates us are only intellectual 'props' and 'rationalization' in Freud's language. Therefore I think that we would understand each other quite well if we talked about concrete things

Questo è un estratto della lettera di Einstein, scritta a mano, e tradotta dal tedesco all’inglese moderno.

"... Ho letto molto negli ultimi giorni del tuo libro, e ti ringrazio molto per avermelo inviato. Quello che soprattutto mi ha colpito è proprio questo. Per quanto riguarda l'atteggiamento di fronte alla vita e per la comunità umana abbiamo molto in comune. La parola "Dio" non è per me altro che l'espressione e il prodotto delle debolezze umane, la Bibbia, una collezione di leggende rispettabili, ma ancora primitive che sono comunque piuttosto infantili. Nessuna interpretazione - non importa quanto sottile - può (per me) cambiare questo. Queste interpretazioni sono piuttosto multiformi a seconda della loro natura e hanno quasi nulla a che fare con il testo originale. Per me la religione ebraica, come tutte le altre religioni, è l'incarnazione delle superstizioni più infantili. E il popolo ebraico cui volentieri appartengo e con la cui mentalità ho una profonda affinità, non ha per me delle qualità differenti da quelle di tutte li altri persone. Fin dove arriva la mia esperienza, esse non sono meglio di altri gruppi umani, anche se sono protetti dai peggiori cancri per una mancanza di potere. Altrimenti non riesco a vedere niente di 'eletto' in loro. In generale trovo doloroso che tu sostenga una posizione privilegiata e che tu cerchi di difenderla con due muri di orgoglio, uno esterno come uomo e uno interno come Ebreo. Come uomo tu sostieni, per così dire, una dispensa dalla causalità altrimenti accettata come Ebreo privilegiato molto testardo. Ma una causalità limitata non è affatto una causalità, come il nostro meraviglioso Spinoza ha riconosciuto con forza, probabilmente per primo. E le interpretazioni animistiche delle religioni non sono, in linea di principio, annullate dalla monopolizzazione. Con tali muri possiamo raggiungere solo un certo auto-inganno, ma i nostri sforzi morali non sono favoriti da loro. Anzi, al contrario. Ora che ho apertamente dichiarato le nostre differenze nelle convinzioni intellettuali, è allora chiaro per me che siamo abbastanza vicini l’uno all’altro in cose essenziali, vale a dire, nelle nostre valutazioni del comportamento umano. Ciò che separa noi sono solo ‘oggetti di scena’ intellettuali e ‘la razionalizzazione’ nel linguaggio di Freud. Quindi penso che ci capiremmo abbastanza bene, se abbiamo parlato di cose concrete. [Traduzione personale]

[[8]] Su questo risultano interessanti le diverse idee – in funzione alle problematiche attorno alla relazione tra relatività e quantistica, forza di gravità, materia oscura, energia oscura, ecc. – che propugnano la necessità di una nuova fisica, il che vuol dire che questa disciplina scientifica non avrebbe una sua completezza definitiva.